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domenica 6 novembre 2016

PINOCCHIO A PIETRASANTA NON DICE BUGIE SULLA BONTA' DEI PIATTI


Sono stata per la prima volta da Pinocchio un paio di settimane fa. Amo Pietrasanta in tutte le stagioni, ma soprattutto a fine estate e prima che ricominci l'assalto turistico di luglio ed agosto. Vado quindi volentieri a cena in diversi locali che popolano la "Piccola Atene", se ci capito in occasione di mostre (fra i tanti, Botero e Mitoraj vi erano di casa), rassegne enogastronomiche, come l'interessante Spumantia, ma anche semplicemente per fare una passeggiata e vedere le vetrine dei negozi trendy e particolari che si dipanano lungo le vie principali.
Con piacevole sorpresa entrare al Pinocchio mi ha fatto fare un tuffo nel passato: una ventina di anni fa ero ospite fissa da "Non solo vino", a quei tempi il miglior ristorante di Pietrasanta a mio parere, e ritrovare lo stesso stile d'arredamento, sapientemente mantenuto ed ancora stilosissimo, è stata una bella coperta di Linus.
Devo dire che hanno continuato anche la tradizione dell'enoteca "Non solo vino": la carta non è affatto sguarnita, anzi, e per accompagnare le pietanze che abbiamo scelto, ho prediletto un vermentino di Argiolas.
I celiaci sono ben accolti e l'attenzione è scrupolosa. 
Per antipasto ho preso salmone affumicato, davvero ottimo, aromatizzato all'arancia, il cui profumo si sentiva senza avvicinare il piatto e dava una delicata nota acida, perfetta per pulire dalla grassezza della carne ed affondare la forchetta nella ricotta affumicata molto bene (non troppo brunita, ma nemmeno quasi cruda). Il condimento lega bene i due ingredienti e il piatto finisce in un lampo.
Come secondo sono rimasta incuriosita da un piatto ardito per la sua semplicità: bollito di pesce e verdure con maionese fatta in casa. 
Una pietanza così o è ottima sia per la qualità delle materie prime e per la sua cottura o è un fallimento totale! Sapete già che mi è piaciuta molto, sennò non sarei qui a recensirlo!
Pesce freschissimo che insieme alle verdure belle sode è stato tolto dalla cottura al momento giusto. La maionese, della consistenza giusta per intingervi le pietanze, è fresca e delicata.

Infine non poteva mancare il dolce, al quale ho accompagnato un passito di Pantelleria. Ho scelto un gelato al pistacchio di Pizzo Calabro, non di produzione propria e correttamente dichiarato, tanto da servirlo nella carta del produttore: tanto buono che mi sono dimenticata di fotografarlo!

Pane senza glutine: no

Pinocchio
Vicolo San Biagio, 5
Pietrasanta (LU)

domenica 9 ottobre 2016

BBQ A MARINA DI MASSA: POSSO PROPORLO PRESIDIO SLOW FOOD GLUTEN FREE...?


...Perché se posso le do senza ombra di dubbio a Dino ed al suo locale, per tutti gli aspetti che riguardano la ristorazione ed anche per l'eccellente attenzione riguardo noi celiaci.
Impeccabile il servizio: i camerieri sono cordiali, sempre molto preparati sia sulla preparazione delle pietanze, gli ingredienti e su quanto è senza glutine (la maggior parte del menu!), quando apparecchiano e sparecchiano sembrano invisibili e quando hai bisogno di loro sono subito lì.
Ovviamente questo non è sufficiente per meritarsi le mie tre stelle! Devo essere esigente :-) !!! Tanto che come sapete recensisco solo i locali in cui mi trovo bene (e vi garantisco che ho mangiato in alcuni posti dove mi sono trovata davvero male, ma non perché posso mangiare solo gluten free, ma proprio perché o il servizio era scadente o perché le pietanze impresentabili!).
Ma torniamo a questa delizia: la ricerca delle materie prime è quasi maniacale! Si tratta di prodotti di alto livello, tipici del territorio dal quale provengono e proprio per questo il BBQ dovrebbe essere presidio slow food, perché ne contiene tanti.
Sono ormai di casa e non posso certo scrivere tutto quello che ho mangiato, ma mi piace raccontarvi la mia cena più recente.
In realtà ero andata con un gruppo di amici per fare un aperitivo, che al BBQ è davvero ottimo, visto che si può accompagnare con piccole e sfiziose tapas di mare, di terra ed anche vegane, ma poi le chiacchiere e la bontà dei piatti ci hanno convinti, anche stavolta, a cenare.
Ho cominciato con tre tapas: un tomino con cipolle caramellate, acciughe affumicate del cantabrico su salsa giardiniera di Morgan e porchetta di pesce spada. Che dire? A parte la presentazione davvero invitante, le portate erano ottime ed equilibrate: originale l'idea di aromatizzare il pesce spada a mo' di porchetta, quindi bello saporito, e umido al punto giusto. La dolcezza della caramellatura unita a quella della cipolla sposa perfettamente il gusto del tomino caldo ed è giustamente sapido e acido il piatto delle acciughe, ben dosate le quantità.
sono passata quindi ai secondi e non ho saputo resistere alla tagliata di black angus irlandese su un letto di misticanza: tanti dicono black angus, ormai di moda ovunque, ma difficile trovarlo così buono e cotto alla perfezione.
A questo punto, mentre Dino mi portava da provare una nuova birra senza glutine (la sua ricerca dei prodotti non trascura quelli apposta per noi celiaci), non potevo disdegnare i dolci...appena ho letto panna fresca cotta, pensando alla panna cotta che ci rifilano nei locali dove hanno qualcosa di più oltre all'ananas che sia senza glutine, ho scartato l'idea. Ho chiesto al cameriere cosa mi consigliasse in quel mare magnum di opzioni tutte gradevoli sulla carta e lui: "la panna fresca cotta a me piace moltissimo". Ma come? "Diludendo! Eri stato perfetto finora e mi scivoli sulla panna cotta?" ho pensato. "A me la panna cotta non piace" ho detto, pensando fra me e me che non me lo sarei mai aspettato dal BBQ che facesse la panna cotta...però ho voluto dare una possibilità a quel simpatico ragazzo con la barba da Mangiafuoco come si usa ora ed ho fatto bene!!! 
E' panna fresca, poi cotta e ne ha tutto il sapore e la morbidezza, che non è scivolosa e compatta come quella che siamo abituati a mangiare, ma è golosissima con i frutti di bosco egregiamente ridotti in composta sul fondo!
Come potete vedere dalla foto anche la presentazione è originale. Lo so tutti ora mettono qualsiasi cosa nei barattoli perché è di moda, ma usano il "Bormioli" e poi non sempre ha un senso, invece questo tipo di barattolo con la panna fresca cotta ha il suo perché!
Oltre alla panna cotta ho sfatato un altro mito: il cioccolato. Ebbene sì, lo confesso, sono una dei pochi al mondo che non stravede per il cioccolato...Perciò non avrei mai preso il tartufo al cioccolato di Pizzo Calabro (vedete che ho ragione a volerlo fra i presidi slow food?), ma visto che me lo decantavano ad ogni assaggio ho deciso di rubarne una cucchiaiata...ehm...dopo la prima povero chi me l'ha offerta :-)! Davvero eccellente!



Birra senza glutine: sì
Cracker senza glutine: sì
BBQ Tapas Grill
Piazza Pellerano, 24
Marina di Massa (MS)

domenica 25 settembre 2016

RISOTTO AI FRUTTI DI MARE E PISELLI: NATURALMENTE GLUTEN FREE


Avevo pensato di intitolare questo post "risotto alla creola" ma poi i puristi avrebbero giustamente storto il naso, visto che non ho aggiunto il burro, ma il procedimento è analogo. Si tratta di una ricetta molto veloce e che vi consentirà di utilizzare solo 2 padelle!
Ecco cosa vi serve per 4 persone:
400 gr di riso Carnaroli
800 gr di acqua
300 gr di cozze
300 gr di vongole
300 gr di calamari
300 gr di gamberi
300 gr di piselli freschi
5 pomodori datterini 
2 cucchiai di olio evo
1 bicchiere di vino bianco (Pinot grigio)
Una manciata di sale
prezzemolo tritato q.b.
Come vedete si tratta di una ricetta che è naturalmente senza glutine e quindi non modificata per noi celiaci.

In una padella mettete l'acqua e una volta portata ad ebollizione aggiungete una manciata di sale e il riso. 
Intanto in un'altra padella mettete il coquillage (cozze e vongole) e, a fiamma media, fateli schiudere. Una volta aperte le conchiglie estraete il frutto. 
Pulite i calamari e tagliateli ad anelli, sgusciate i gamberi. Direi che sono passati dieci minuti e quindi è il momento di aggiungere al riso, che sta cuocendo, i molluschi, i piselli, i pomodori tagliati a dadini e due cucchiai di olio. Dopo 5 minuti mettete nella padella anche cozze e vongole ed il vino. Fate sfumare per 5 minuti ed in ultimo spolverate col prezzemolo. Due salti per amalgamare il tutto e...buon appetito. 

Suggerimenti:
La fiamma in questa ricetta deve essere o media o bassa, mai alta. 
L'acqua non deve evaporare a metà ricetta, ma deve servirvi per portare a cottura tutto il composto. Se per caso vi si asciuga troppo aggiungetene di altra ma che sia calda: inserire acqua fredda provoca uno shock termico nel riso che non cuocerà in maniera uniforme. 
Utilizzate tutti ingredienti di buona qualità: non ha senso spendere in pesce più che in gioielleria e sfumare con vino scadente, perché poi si sente anche quello al primo cucchiaio!




martedì 20 settembre 2016

BAGNO HERMITAGE: QUANDO CELIACHIA FA RIMA CON SPIAGGIA


Cosa c'è di più bello che mangiare su una terrazza vista mare dopo una bella nuotata ed aver preso un po' di sole sulla riva? 

Per me l'estate è in assoluto la stagione più bella dell'anno, forse anche perché ho la fortuna di abitare al mare e di godermi dei bei pranzi gluten free senza dover tornare a casa a cucinarmeli.
Uno dei miei posti preferiti è il Bagno Hermitage per tanti motivi: hanno un'attenzione esemplare per noi celiaci, si mangia bene, la location è invidiabile e, da non trascurare affatto, il rapporto qualità prezzo è eccellente.
Di solito, dopo aver finito in fretta il panino bello caldo che mi portano (la nuotata alla boa mi lascia sempre un certo languorino), prendo le tagliatelle allo scoglio, buone ed abbondanti ed a seguire l'insalata arcobaleno: un piatto con totani e gamberi al vapore, fagiolini verdi, pomodorini a grappolo, melone ed ananas. Devo dire che l'abbinamento è davvero felice perché frutta e verdura sono sapientemente bilanciati: il
fagiolino dà una certa dolcezza e resilienza in bocca, mentre il pomodorino porta in dote soprattutto l'acidità e si sposano benissimo con i molluschi. Le stesse sensazioni, dalla parte della frutta e quindi con quei sapori, le danno il melone e l'ananas.

Io ovviamente ho accompagnato l'insalata con un altro panino!
Per finire, oppure da mangiare da sola quando l'appetito non è così abbondante, la composta di frutta: un'esplosione di colori e di freschi sapori estivi con anguria, melone, ananas, limone e banana.

Pane senza glutine: sì

Bagno Hermitage
Lungomare di Levante
Poveromo (MS)


mercoledì 7 settembre 2016

TORTA SALATA DI ZUCCHINE SENZA GLUTINE


Innanzitutto bisogna dire che, eccezion fatta per la base di pasta sfoglia, la ricetta è identica anche per coloro che non abbiano problemi col glutine. 
Cominciamo dagli ingredienti necessari per 4 persone:
1 Kg di zucchine
1/2 cipolla bianca
2 cucchiai di olio evo
100 gr di ricotta vaccina o di pecora
150 gr di yoghurt greco
1 uovo
1 base di pasta sfoglia senza glutine (io ho scelto la Buitoni)
Parmigiano grattugiato q.b.
Sale q.b.
Pepe nero macinato al momento (a scelta).
In una padella antiaderente mettete i due cucchiai di olio evo e scaldatelo a fuoco medio. Quando l'olio aumenta di volume adagiate la cipolla precedentemente tagliata in fini rondelle e lasciatela imbiondire. Non appena assume un bel colore dorato versate gli zucchini tagliati a rondelle e aggiungete due prese di sale. Coprite col coperchio in modo che gli zucchini si stufino e non si friggano e lasciate cuocere finché gli zucchini non si sono trifolati.
Nel frattempo srotolate la pasta sfoglia senza glutine lasciandola adagiata sulla sua carta (io ho scelto quella della Buitoni perché cotta rimane friabile e non unta) in una teglia da forno e bucherellatela con le punte di una forchetta.
In una bacinella sbattete un uovo ed incorporate yoghurt greco, ricotta ed una manciata di parmigiano grattugiato con una forchetta muovendola dal basso verso l'alto per incorporare aria e rendere più soffice il composto. Unite quindi gli zucchini e versate il tutto nella pasta sfoglia, ripianando con una forchetta, in modo che la torta risulti livellata. Spolverate il composto con un velo di parmigiano grattugiato.
Sollevate ora delicatamente i bordi della pasta sfoglia e ripiegatela su se stessa, arrotolandola all'interno.
Mettete in forno a 200° per 25/30 minuti, finché la pasta sfoglia non avrà assunto un bel colore dorato ed il parmigiano reggiano non abbia fatto una leggera crosticina sulla torta.
Buon appetito!


lunedì 29 agosto 2016

UN'AMATRICIANA X AMATRICE: FULVIO PIERANGELINI & FRIENDS


Ieri sera ho visto il cuore grande e la passione per il suo lavoro di uno dei cuochi più conosciuti al mondo, Fulvio Pierangelini. 
Dopo due giorni passati a preparare il sugo dell'amatriciana, da vero chef, è stato in prima linea a scodellare e condire gli spaghetti per 500 persone che hanno accolto l'invito di Simone Galligani di raccogliere fondi in favore delle vittime del terremoto di Amatrice.
La serata è stata davvero piacevole: la location dell'Hotel Belvedere di Montecatini è molto bella ed i Galligani ha accolto tutti gli ospiti con quell'equilibrio di gentilezza e familiarità che mette subito a proprio agio.

Nonostante il gran numero di persone, l'organizzazione impeccabile ha fatto in modo che non si formassero code e che tutti avessero posto a sedere per gustare un piatto fumante di amatriciana. 
Che dire del sugo? Certo si parte prevenuti quando si assaporano i piatti di uno chef stellato, sia per le alte aspettative sia perché si immagina già di mangiare una prelibatezza...in ogni caso a me è piaciuta molto: delicata, con la pancetta ben cotta e quindi senza dover masticare minuti infiniti i pezzi di carne e senza le spigolature che ogni tanto si trovano per l'eccessiva piccantezza o sapidità. 
Come sempre Simone Galligani aveva pensato anche a noi celiaci, riservandoci 100 porzioni e spero che altri abbiano potuto assaporare come me spaghetti al dente senza glutine.

martedì 23 agosto 2016

ACCIUGHE FRITTE E PANE SENZA GLUTINE: UN ALTRO CIUFFO BLU FA FELICI I CELIACI...

...oltre a quello della proprietaria del Bacio ad Ortonovo.
Sono stata al Bagno Attilio ai Ronchi qualche sera fa in occasione dei fuochi d'artificio a Marina di Massa: certamente visti ai piedi del Pontile sono ancora più belli, ma per evitare code e resse ci siamo accontentati di assistere a questo spettacolo dalla spiaggia a poco più di un chilometro di distanza. 
Quando mi hanno proposto questa cena mi sono raccomandata come sempre che chiedessero se hanno qualcosa senza glutine e soprattutto se la cucina è attrezzata per evitare la contaminazione incrociata. 
Mi aspettavo che mi dessero un filetto di pesce all'isolana, che di per sé è senza glutine ed ha anche una preparazione facile per evitare il contatto con qualcosa che possa farmi male. Invece con mia grande sorpresa mi hanno portato un abbondante piatto misto con al centro un fumante cartoccio di acciughe fritte! Ebbene sì: sorprendente come un fuoco d'artificio! Oltretutto erano ben fatte: croccanti, non unte e con la carne umida. 

A corredo una buona insalata di pollo ed un altrettanto gustoso tortino di patate e acciughe tipico della tradizione apuana, con le patate del giusto spessore per insaporirsi, diventare croccanti e cedere l'amido all'assemblaggio, inumidito ed inacidito dai pomodorini.
Il tutto accompagnato da un buon Franciacorta brut Lantieri, non uno spumante qualsiasi e neppure uno charmat, ma un metodo classico, anzi di più...un Franciacorta!
Il posto è grazioso e cenare sulla spiaggia ha sempre il suo fascino: da ritornarci!

Pane senza glutine: sì

Bagno Attilio
Lungomare Levante, 96
Massa fraz. Ronchi

lunedì 22 agosto 2016

LA MARGUTTIANA A FORTE DEI MARMI (FEAT. BK1)


La cena della Marguttiana a Forte dei Marmi è ormai una tradizione, che segna piacevolmente l'inizio delle mie vacanze. 
Quest'anno Simone Galligani, il patron di BK1, si è superato sia per la mise en place che per la bontà delle pietanze, con un'attenzione particolare a che fosse tutto senza glutine.  
Molto belli i bicchieri di cristallo ed i centrotavola semplici ed eleganti: dei contenitori di vetro riempiti con verdure di  diverso tipo, dalle zucchine ai peperoncini alla verza.


Siamo stati accolti con sfiziosi appetizers e cocktails ottimi per il loro equilibrio, che hanno introdotto un risotto allo zafferano e curcuma, con le spezie delicatissime che hanno profumato una crema avvolgente sul chicco cotto al punto giusto.
La seconda portata è stato un maialino ovviamente tenerissimo. Io non scelgo mai a ristorante e neppure acquisto carne di animali in tenera età, quindi ho bandito agnello & co., ma già che era stato cucinato, ho gustato questo lattonzolo al forno, che è stato sapientemente rivisitato rispetto alle tradizionali ricette: oltre alle verdure di accompagnamento cotte in teglia, la carne era appoggiata su una vinaigrette all'aceto balsamico che dava al piatto quell'acidità perfetta per invogliare un altra forchettata di lattonzolo e verdure.
E per finire un cremoso gelato al fiordilatte adagiato su una zuppetta di mirtilli, credo aromatizzata al marsala. Anche in questo caso il contrasto fra il frutto ed il vino liquoroso oltre al caldo-freddo e liquido-solido di gelato e zuppetta ha reso anche il dolce una portata davvero gradevole.
Non avrei potuto dare migliore inizio alle mie vacanze...ci rivediamo alla prossima Marguttiana.

lunedì 15 agosto 2016

UNA STELLA MICHELIN ILLUMINA IL MARE DI VIAREGGIO


Ho trascorso molte serate dello scorso inverno all'hotel Plaza per seguire prima il mini corso e poi il primo livello del corso per sommelier, ma mai avrei immaginato che sopra le nostre teste ci fosse una bella terrazza con vista sul mare!


L'ho scoperto qualche giorno fa a una cena organizzata dalla Fisar Versilia per i saluti estivi e per dare il benvenuto a Luca Landi, che col Lunasia ha portato in dote una stella Michelin. Come sempre hanno pensato a noi celiaci ed è stato possibile gustare tutte le portate, eccetto il dolce, senza glutine.

I protagonisti della serata, ovviamente, sono stati i vini, anzi gli spumanti, anzi i Franciacorta (!) de La Montina. Sì perché se ci fate caso i produttori di quel felice lembo di terra bresciano al confine con Bergamo non chiamano i loro prodotti spumanti, ma Franciacorta, un modo per rafforzare ancor di più il marchio, per far comprendere quanto sia essenziale il terroir, rendendo quel vino altro anche rispetto allo spumante. 
Ed in effetti non è solo spumante, così come il Barolo non è solo vino rosso, ma è il disciplinare metodo classico più rigido al mondo e, nonostante lo svantaggio di centinaia di anni rispetto ai cugini francesi, i nostri produttori non se la cavano male. 

Alla cena era presente anche Michele, uno dei tre fratelli Bozza, proprietari dell'azienda vinicola, che è passato di tavolo in tavolo a presentare le sue bottiglie, con l'operosità e la passione tipica dei franciacortini, parte del segreto del loro successo.

Devo dire che mi sono piaciuti tutti, già alla vista, con quel bel perlage fine e persistente!
L'ouverture non poteva essere che il Saten, setoso appunto, che con delicatezza ed in punta di piedi deve aprire il palato alla cena. Questo de La Montina, forse per il fatto che passa in legno (rigorosamente rovere come previsto dall'art. 5 del Disciplinare) come tutti gli altri loro Franciacorta, è meno "vellutato" di molti altri Saten che ho provato ma non è affatto male.
Eccoci quindi pronti all'antipasto misto di terra e di mare: pecorino toscano e prosciutto crudo da una parte e salmone all'aneto e insalata di mare dall'altra. L'abbinamento perfetto è stato con La Montina Brut, che mi è piaciuto molto, in questo caso proprio per il suo affinamento in legno, che dà un carattere particolare ad un vino già interessante per sapidità e bouquet floreale. Devo dire che è sapiente, a mio gusto, anche l'assemblaggio che vira al blanc de blanc (85% chardonnay e 15% pinot nero), che esalta la freschezza di questi Franciacorta.
Coi primi, pasta con orata pomodoro e limone e risotto mantecato agli zucchini, 


è arrivato anche il mio La Montina preferito: il millesimato 2009 Extra Brut Rosè. In questo caso l'assemblaggio è ovviamente invertito: 85% pinot nero e 15% chardonnay. I profumi sono quelli di una bollicina che  ha qualche anno e sta invecchiando bene: frutti di bosco, pesca gialla ed anche uva matura, oltre che pane tostato. In bocca ribadisce la sua personalità: è rotondo e delicato e non teme di essere coperto da pietanze dal sapore deciso, che anzi ne esaltano la qualità.
Quanto ai primi piatti, il riso era ben cotto ed il condimento della pasta interessante, con l'acidità del limone e del pomodoro che ben si sposavano con l'orata. 
Per finire è stato servito con frutta e dolci La Montina Demi sec, che per il dosaggio zuccherino è perfetto per accompagnare le portate di fine pasto. Purtroppo non c'era nessun dolce senza glutine e quindi non posso parlarvene.
La cena è stata molto piacevole e le pietanze mi sono piaciute, sennò non avrei recensito il ristorante (come sapete scrivo solo dei posti in cui ho mangiato bene e che consiglierei ai miei amici), pur tuttavia sono rimasta un po' delusa: non è stata senz'altro all'altezza di una stella Michelin. 
Ritornerò a provare la cucina di Landi perché voglio essere smentita dalle sue certificate capacità, ma vi direi una bugia se ve le decantassi ora, senza averle realmente testate!

Pane senza glutine: sì

Hotel Plaza et de Russie
Piazza Massimo D'Azeglio, 1
Viareggio (LU)

domenica 10 luglio 2016

FRITTURA DI PESCE GLUTEN FREE CON VISTA MARE: ALL'EXCELSIOR SI PUÒ


Quando ho una settimana particolarmente intensa fisso appuntamento coi miei amici per un rilassante e rigenerante aperitivo all'Excelsior per il venerdì: nelle giornate precedenti il pensiero di questo bel momento di svago mi aiuta a rimanere carica e poi al termine della settimana cancella gran parte dello stress. Come dice Banana Yoshimoto: "la vita è fatta di piccole felicità"!
D'inverno sprofondo nei comodi divani del bar interno, mentre d'estate non rinunciamo a salire al quinto piano per godere della bellissima terrazza con vista sul mare apuo-versiliese di fronte a pochi passi e delle Apuane alle nostre spalle: mentre aspettiamo che uno degli impeccabili camerieri venga a prendere le ordinazioni, già la location è sufficiente per rilassarci e farci staccare dalla frenesia del lavoro. 

La scelta dei vini non è ampia, ma i pochi che ci sono non sono affatto male, ed è possibile anche farsi servire un cocktail. 
Quanto all'accompagnamento è possibile scegliere fra un tagliere di salumi e formaggi, delle ostriche oppure, udite udite, una frittura di pesce preparata espressa dallo chef senza glutine!

Non so se a voi capita spesso, ma è raro per me celiaca poter gustare del fritto, perciò sono molto contenta di poterlo fare all'Excelsior!
Oltretutto il pesce è freschissimo e la cottura perfetta: asciutta e croccante al punto giusto.
Se si aggiunge la location, compreso il fatto che non c'è mai ressa, e che il servizio è eccellente, non posso che suggerirvi di provarlo il prima possibile: sono certa che vorrete tornarci presto!

Pane senza glutine: no
Crackers senza glutine: sì

Hotel Excelsior
Via C. Battisti, 1
Marina di Massa (MS)

martedì 5 luglio 2016

DIARIO DI VINO. VINI EROICI AL CINEMA SIVORI...LA DEGUSTAZIONE CONTINUA


Come vi avevo promesso, vi racconto le altre degustazioni interessanti che ho fatto al Cinema Sivori in occasione della rassegna sui vini eroici, organizzata dall'Enoteca Altivini di Genova. Come per le recensioni sui locali gluten free, anche per i vini ometterò di citare quelli che non mi piacciono affatto, dedicandomi solo a quelli che mi convincono per un motivo o per l'altro. Qualcuno potrà obiettare, giustamente, che anche il giudizio negativo è utile per i lettori, ma ho maggiore propensione a parlare del bello e del buono, quando lo trovo, e quindi il mio blog ha questo taglio selettivo.
Il pomeriggio, iniziato egregiamente con i vini di cui ho parlato nel precedente post, è continuato con altri assaggi, purtroppo non tutti, fra i quali mi sono particolarmente piaciuti i seguenti:

AGRINOVA (Susa, TO)

Agrinova vuol dire non solo vino: questa azienda, votata al biologico, produce un'ampia gamma di prodotti, fra cui la patata di montagna della Provincia di Torino, il miele della Val di Susa e numerose erbe officinali di montagna, fra cui il prezioso genepi, che cresce ad alta quota e viene infatti coltivato a Pragelato, in Val Chisone. Dalla lavorazione delle infiorescenze viene prodotto l'elisir di genepi.


Ma veniamo ai vini, che sono inequivocabilmente eroici vista l'altitudine, il microclima e le pendenze particolarmente ripide! L'azienda coltiva vitigni autoctoni della Val di Susa ed in collaborazione con l'Università di Torino ha contribuito al recupero dello Chatus, da non molto iscritto nel Registro Nazionale delle varietà di vite, e che è il vitigno che nel 1938 il prof. Dalmasso ha utilizzato insieme al Barbera per dar vita all'Albarossa.
Io ho provato il Lou Bariò, prodotto da viti di 40 anni di età. Si tratta di un Moscato, che in Val di Susa chiamano Muscat. ma non aspettatevi di bere il solito Moscato: forse perché è allevato a 650 metri, forse anche per via del terreno che non è calcareo ma scistoso, col vantaggio di trattenere bene il calore e di essere ricco di potassio e magnesio.
Questo vino sta 4 mesi sulle sue bucce e per chiarificarlo viene effettuata la flottazione in azoto. L'affinamento avviene solo in acciaio. E' un vino secco con un delicato profumo erbaceo, un sentore di violetta e di frutta fresca.

AZIENDA AGRICOLA CONCARENA (Capodiponte, BS)
Nel taccuino di appunti che mi ero preparata prima della degustazione, c'era anche questa azienda come altre, ma se non fosse stato il titolare a chiamarmi, probabilmente avrei fatto l'errore di non fermarmi al suo banco, per mancanza di tempo. "Poi può venire ad assaggiare i miei vini?" Mi ha apostrofato. Non ero affatto certa che ce l'avesse con me...anzi ero quasi sicura che cercasse qualcun altro. "L'ho osservata, vedo che è esperta, mi dice cosa ne pensa dei miei?" Ho subito sgombrato il campo da equivoci: "Mi dispiace ma non me ne intendo. Proprio perché ho ancora troppo da imparare prendo appunti e rompo le scatole ai produttori". Ma grazie a questo errore di valutazione ho assaggiato i riesling di Concarena, prodotti da un vignaiolo giovane, che sa il fatto suo ed è dotato di una buona dose di umiltà e passione che senz'altro lo porterà ad ottenere importanti riconoscimenti.


Questa azienda, nel cuore della Valcamonica, a mio avviso è eroica per più di un motivo: non solo perché coltivano la vite fra i 400 ed i 500 metri d'altezza con pendenze importanti, attorno ai 15%, con tutte le difficoltà di allevamento e vendemmia che questo comporta, ma anche perché le vigne sono situate in una valle fra due montagne (Concarena e Pizzo badile, rispettivamente 2500 e 2400 metri di altezza), nel versante "solivo", quello che riceve il primo sole al mattino, e quindi l'esposizione solare è di poche ore al giorno, con una forte escursione termica.
Le vigne, dislocate fra Cemmo e Ono San Pietro, sono abbastanza giovani (6/8 anni) e sono impiantante su un conoide di deiezione e quindi si tratta di terre miste ricche di calcare antico, frutto di millenni di sedimentazione, che danno diverso nutrimento alle piante e in profondità c'è del gesso, che fra qualche anno renderà ancora più interessanti questi vini.
Ho assaggiato due annate di Videt, riesling renano in purezza, vitigno ideale per il terroir di concarena: ama il freddo e la forte escursione termica. La vendemmia, vista altitudine e temperature, avviene abbastanza tardi senza comprometterne la freschezza, grazie alle temperature poco miti. La vinificazione avviene in acciaio a temperature fra i 16 e i 18 gradi.
Il Videt ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli ed ero titubante ad assaggiare il 2014: già è stata un'annata poco fortunata ovunque, figuriamoci in Valcamonica, in un punto che prende poco sole! E invece non è affatto male, ha una bella freschezza ed è sapido. Credo abbiano sapientemente aspettato ancora di più rispetto ad altri anni a vendemmiare così i profumi si sono "fissati" e a differenza di tanti vini di questa annata non è affatto piatto: si sentono bene la mela verde, gli idrocarburi, la mineralità e credo che non avrà problemi di longevità. Certamente avrà lunga vita il 2012, ancor più sapido del 2012, con gli stessi profumi del 2014 ed anche un sorprendente zafferano!

CASCINA BANDIERA (San Sebastiano Curone, Loc. Bandiera, AL)

Lo so che non dovrei essere così di parte, ma devo dirlo: sono stati i miei preferiti! Non per il vino o per le modalità di allevamento della vigna o per il rispetto profondo che hanno della terra o per la loro simpatia...ma per tutte queste cose insieme. 

Innanzitutto la loro degustazione è stata verticale e alla cieca: hanno portato diverse annate, perché ogni anno con la diversità di clima che lo connota dà un carattere diverso al vino e non mi hanno svelato fino all'ultimo di che vitigno si trattasse. Ingannata dalla zona ho subito pensato che fosse un timorasso, anche se quel sapore meno ruvido e il profumo più aggraziato non mi hanno fatta sbilanciare nella risposta che, infatti, sarebbe stata errata! Questi due coniugi milanesi che hanno deciso di trasferirsi in campagna producono con eleganza e sapienza un ottimo Chardonnay! 
Innanzitutto mi raccontano che stanno in località Bandiera il cui nome deriva dal fatto che San Sebastiano Curone è situato al confine fra tre Regioni (Lombardia, Piemonte e Liguria) e c'è una torre sulla quale in passatoveniva posta una bandiera per le comunicazioni. Essere un crocevia di tradizioni diverse, anche in virtù del fatto di trovarsi sulla via del sale che da Genova portava a Milano, ha reso questo Comune un borgo molto interessante e ricco di cultura ed è stato scelto da questi eccezionali vignaioli per intraprendere la loro azienda biodinamica, filosofia in cui credono e che hanno sperimentato da più di 30 anni. 
I terreni sono marnici e la mineralità si sente nei vini di tutte le annate, specialmente quella più vecchia. 
Il rispetto profondo per Madre Natura si vede nelle modalità con cui producono il vino e non solo perché seguono i dettami della biodinamica, ma perché, come tanti biodinamici, "ascoltano" ed assecondano quello che combina il clima, cercando di esaltare le caratteristiche di ogni annata, cosicché ogni vino abbia qualcosa da raccontare e da ricordare.
Va sottolineato che non utilizzano anidride solforosa, nemmeno un'ombra: riescono a sopperire all'azione del diossido di zolfo, addizionando di anidride carbonica il vino in autoclave e talvolta azzardano a non filtrarlo, ma non quello di pronta beva, che sarebbe troppo facile, ma quello che potrebbe durare nel tempo. Non si tratta però di uno sciocco azzardo: nel 2012 le fecce residue ci sono ed ho bevuto un vino di carattere, neppure minimamente compromesso dalla mancata filtrazione. Il vino prodotto invece nel 2011 è rimasto 11 mesi sulle sue fecce fini ed anche in questo caso non hanno affatto corso il rischio di guastare il prodotto finale, anzi!
Il 2010 ha fatto fermentazione pellicolare, rimanendo 19 giorni sulle bucce e si vede questa scelta sia nel colore giallo dorato che nel delicato tannino che si percepisce in bocca.
Il 2007 ha un netto profumo di melone e di caramella, mentre il 2006, che è il più minerale di tutti, ha una leggera ossidazione che non dispiace e ricorda qualche champagne francese, in cui come sappiamo è deliberatamente voluta, ed ha un sentore di composta di mele e di albicocca.
Tutte le annate sono caratterizzate da un persistente ed al contempo non preponderante aroma di idrocarburi e si sente tanto anche il timo, che fanno crescere alto ai piedi delle viti e cede all'uva il suo aroma.
Credo di essere stata a scocciare questi produttori un tempo lunghissimo perché alla mia curiosità si è sommata la loro grande gentilezza e voglia di condividere la loro sapienza ed i loro vini con grande generosità ed umiltà, nonostante producano delle eccellenti bottiglie.

Spero che il prossimo anno ripetano questa rassegna e che si diffonda la conoscenza dei vini eroici, perché significa promuovere il lavoro dell'uomo e la qualità dei prodotti - non fosse altro perché le uve sono raccolte a mano e non con vendemmiatrici che oltre a non selezionare le uve raccolgono di tutto -, ma vuol dire anche preservare la biodiversità ed esaltare le caratteristiche che ogni terroir ci offre.





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domenica 26 giugno 2016

A MARINA DI PIETRASANTA DA TOTÒ C'È TANTA NAPOLI


Era forse più di un anno che non andavo a mangiare una pizza "Da Totò e un po' di Napoli" e se per caso è molto che non ci andate non recatevi spediti dov'era: si è trasferito in via Ficalucci, 46 in un location nuova, molto più grande e, nonostante questo, sempre piena, con un ampio parcheggio limitrofo. Il locale è molto luminoso e accogliente, completamente diverso, e viene anche il dubbio di non essere più da Totò, ma basta entrare e ancor prima di vedere le pizze, inconfondibili, o Totò nella cucina a aperta sulla sala, la storica stampa di Pulcinella dietro la cassa con uno scaramantico "Maluocchio sciò!" ci rassicura: siamo nel posto giusto.
La riprova l'abbiamo appena seduti: il personale, numeroso per accontentare i molti clienti, è veloce, cordiale e competente come sempre e ci passano davanti le pizze fatte a regola d'arte con la base non troppo sottile ed il bordo soffice e panciuto. 
Purtroppo queste delizie non sono per noi celiaci e sarei davvero felice se Totò si cimentasse nella realizzazione della pasta per la base della pizza gluten free che credo invece sia industriale e congelata. In ogni caso la pizza per noi celiaci non è affatto male, anzi! Anche se la base non mi sembra artigianale è abbastanza buona ed il condimento ottimo, sia che si prenda la margherita sia che si opti per qualche altro gusto.
Ieri sera ho provato la Vesuviana, che sarebbe a base bianca, mentre io ho scelto in aggiunta il pomodoro, e prevede mozzarella, radicchio e pancetta. Devo dire davvero buona: il radicchio era stufato e quindi morbido e il contrasto con la croccantezza e la sapidità della pancetta è proprio indovinato.

Ho accompagnato il tutto con una birra senza glutine: stavolta ho preso la Tennent's, ma hanno anche la Daura.
Come vi dicevo il servizio è stato veloce nonostante ci fosse moltissima gente, ma credo che oltre all'efficienza di sala e cucina ed alla loro sinergia, la scelta di fare il doppio turno credo sia azzeccata per snellire le comande.
Spesso quando i ristoratori rinnovano o cambiano i locali i prezzi subiscono un pur leggero ritocco mentre da Totò si continua a spendere poco, rispetto alle quantità e alla qualità delle pietanze, perciò ve lo consiglio!

Birra senza glutine: sì

Da Totò e un po' di Napoli
Via Ficalucci, 46
Marina di Pietrasanta (LU)

lunedì 20 giugno 2016

DIARIO DI VINO. VINI EROICI: PROFUMI, SAPORI E FILMATI AL SIVORI DI GENOVA


...Rimanendo in ambito cinematografico potremmo dire: "buona la prima!", visto che pur essendo la prima edizione, "Vite di eroi" è stato un esperimento riuscito. La commistione, interessante ed originale, di degustazione e cortometraggi sul tema è stata vincente, perché oltre alla preziosa narrazione dei vignaioli, solo dei filmati riescono a far comprendere appieno cosa significa coltivare la vite sulla sabbia o sopra i 900 metri oppure su pendenze oltre il 30%. Da appassionata di vini e del loro terroir ho apprezzato molto l'idea del Cinema Sivori e della Cantina Altivini e spero di tornare alla prossima rassegna per degustare tutto quello che non ho potuto quest'anno. Per fortuna il tempo è stato clemente ed il pomeriggio che avevo deciso di dedicare a questa manifestazione è trascorso troppo velocemente nel cortile interno del cinema, sia per la piacevolezza dei vini ma anche delle storie dei vignaioli, che con pazienza e grande competenza hanno risposto alle mie domande. Ecco le mie impressioni...

ERMES PAVESE (MORGEX, AO): 15 ANNI E GIA' VIGNAIOLA

Dietro al primo banco che ho incontrato, era seduta una ragazzina. Mi sono fermata per la degustazione, guardandomi intorno per incrociare lo sguardo di un adulto che mi raccontasse e mi mescesse il vino e dopo qualche attimo di smarrimento, mio ovviamente, mi ha chiesto: "vuole assaggiare?" "Sì grazie..." Mi sembrava poco carino dirle che sarei tornata quando ci fosse stato un "grande" e mi ero rassegnata a sapere di quei vini solo quanto c'era scritto sul sito, quando ha cominciato a chiedermi cosa volevo, dandomi alcune precise informazioni...allora ho azzardato a porle domande come avrei fatto con una vignaiola di almeno 10 anni di più. Mi ha risposto con una competenza inaspettata! 
Quando è arrivato il sig. Pavese, suo papà, non ho potuto non fargli complimenti: è una ragazzina molto in gamba e se coltiverà la sua passione credo che presto sentiremo parlare di lei. Ma veniamo al dunque. Le vigne di Priè Blanc si trovano fra i 900 ed i 1200 metri di altezza nel Comune di Morgex. Per fortuna la filossera non ama molto quel tipo di clima e quindi la vite ha piede franco. La raccolta delle uve viene fatta integralmente a mano per dare un Blanc de Morgex e de La Salle vinificato anche con metodo classico. 
Il vino base ha un colore giallo paglierino di media intensità e i profumi di pera williams (che si sente netta anche in retrolfattiva), pepe bianco, fiori bianchi ed erbe aromatiche. In bocca ha una buona sapidità ed è fresco vivo. 
È molto interessante anche il metodo classico pas dose' che rimane 18 mesi sui lieviti ed è millesimato con rabbocco con vino della stessa annata. Il colore è sempre giallo paglierino e il perlage è mediamente fine e persistente. Anche in questo caso si tratta di un vino sapido e prevalgono i sentori di mela verde, crema pasticciera e pepe bianco.
Purtroppo, per ragioni di tempo, non sono riuscita a ripassare a provare il Ninive, l'ice wine dell'azienda. 

MAMMOLITI (CERIANA, IM): L'INDIANA JONES DEI VIGNETI
Con grande sorpresa scopro che dietro tanta modestia e passione si nasconde una competenza e una capacità che va oltre la coltivazione eroica.
Sì perché Eros Mammoliti non si accontenta di coltivare un vecchio biotipo di vermentino sui versanti scoscesi della Valle Amea, sopra Sanremo, ma sta dando un grande contributo alla biodiversità e quindi a farci vivere tutti meglio, donando una seconda vita a vitigni di cui si erano perse le tracce qualche anno fa...a voler essere precisi ben 400 anni fa! 
Il primo recuperato è il Moscatello di Taggia, che ha conosciuto 300 anni di fama fra il '300 ed il '600 tanto da essere apprezzato dai Papi, nelle Fiandre ed in Inghilterra, dove pare fosse l'unico vino che per ordine del Re non poteva essere tagliato con altri. 
Poi nel 1709, la gelata che compromise la produzione di olio nella Riviera francese, portò molti produttori rivieraschi ad espiantare le vigne in favore della più redditizia coltivazione degli ulivi, vista l'ingente richiesta. Ma non tutto era perduto.
Quindici anni fa Eros Mammoliti ha messo tutta la sua passione e la sua competenza al servizio del recupero di questo vitigno e grazie alla collaborazione dell'Università di Torino e del Consorzio del Moscato di Asti, partendo da 3 piante, è riuscito a far rivivere il Moscatello, che coltiva su circa 2 ettari di terreni sabbiosi, con esposizione sud sud/est.
E' attesa a breve un'altra riscoperta visto che dopo questo eccellente risultato, Mammoliti non si è fermato, ma sta lavorando per riportare a frutto un altro vigneto antico.

Purtroppo non ho potuto degustare il Moscatello e quindi mi riprometto di fare visita alla cantina, ma ho assaggiato Epicuro, un vermentino senza lieviti aggiunti e particolare: non è appiattito sui profumi e gusti ormai standardizzati di troppi vermentini. Di colore giallo paglierino tenue, ha profumi di mela verde, agrumi e fiori gialli. Ha una buona sapidità ed è fresco vivo. In retrolfattiva si sente piacevolmente la mandorla amara.  

WALTER DE BATTE' (RIOMAGGIORE, SP): UN MARINAIO EROICO
Proseguendo verso levante nella costa ligure si arriva alle Cinque Terre: anche qui la morfologia del territorio consente solo di fare stretti terrazzamenti con muretti a secco, che si arrampicano sul monte e grazie all'esposizione le uve ricevono in dono i profumi del mare.
Il vino in degustazione è "Altrove" e non poteva chiamarlo in altro modo un marinaio che ha visto tanti altrove e da altrove oltre che dal suo luogo vengono i vitigni che coltiva. 
Non è un vermentino, ma un assemblaggio di uve di diversi vitigni tutti a bacca bianca, tre autoctoni e due di origine della Valle del Rodano. Questi ultimi sono il marsanne, che dona al vino il profumo di idrocarburi ed il colore dorato, e il roussanne, più aromatico del primo. Sono invece autoctoni il vermentino, il rossese bianco, che è presente alle Cinque Terre dal '300 ed il bosco, tipico di Riomaggiore.
Altrove è coltivato su pochi ettari e la produzione, a seconda degli anni, oscilla dalle 2.500 alle 3.000 bottiglie. Ha un colore giallo dorato e al naso...si sente subito il mare! Lo iodio, il salmastro, poi gli idrocarburi si fanno spazio fra le erbe della macchia mediterranea ed un affumicato che persiste. Ha un'eccellente sapidità e una buona freschezza come i vermentini, ma anche una discreta struttura, dovuta forse alla permanenza del vino sui suoi lieviti per 8 giorni senza controllo delle temperature.

LE BATTISTELLE (BROGNOLIGO, VR): L'AZIENDA CHE CERCA FA ONORE AL SOAVE...
...perché il 100% di garganega coltivato e vinificato da questa azienda dà origine ad un eccellente soave classico. Le vigne si trovano su pendii rocciosi e ripidi e se per caso avessi qualche dubbio il proprietario appassionato di questa azienda agricola me li fuga subito: appena gli chiedo, come faccio sempre, se mi racconta il suo vino, gli si illuminano gli occhi. Mi mostra la cartina della zona di produzione del Soave e mi indica che loro sono proprio lì, nella zona del classico, la più antica di tutte, ed apre l'ipad per farmi vedere le pendenze (si passa dagli 80 ai 250 metri) ed i terreni. Le caratteristiche morfologiche sono analoghe a quelle della Loira (basaltico-tufaceo), ma la compattezza del terreno è diversa fra una vigna e l'altra anche se sono molto vicine.
Fino al 2002 i Dal Bosco conferivano le loro uve ad altre cantine e poi c'è stata, fortunatamente per noi, la svolta e quindi l'inizio della produzione diretta. Come spesso accade le vigne non si estendono senza soluzione di continuità, ma sono frammentate in numerose particelle e forse anche questo melting pot di terreni ed esposizione rende questi vini tanto interessanti. 
Non si tratta di differenze irrilevanti. A riprova di ciò basti pensare che per il Battistelle Soave Classico la raccolta delle uve avviene normalmente ai primi di ottobre, mentre per il Roccolo del Durlo si attende la metà dello stesso mese.
Ma veniamo all'assaggio: entrambi sono accomunati da una forte mineralità e sapidità, soprattutto il Roccolo, grazie all'origine vulcanica dei terreni.
Entrambi giallo paglierino, leggermente più carico il Roccolo, hanno sentori di erbe aromatiche e idrocarburi. Il Battistelle profuma di mela verde, susina e fiori bianchi, mentre nel Roccolo, come già detto, ho sentito una mineralità più accentuata, profumi di pesca e agrumi ed ha una maggiore struttura, che gli consente lunga vita.    

Il Roccolo del Durlo è un vino blasonato, il 2013 è stato premiato quest'anno da "I migliori vini d'Italia" e si può fregiare del titolo di vino di eccellenza della guida del Touring Club Italiano.


Il giardino raccolto ed il fatto che nel primissimo pomeriggio non ci fossero ancora tanti estimatori mi ha consentito di chiacchierare lungamente coi produttori che mi hanno trasmesso tutta la loro passione genuina e che dovremmo ringraziare per i prodotti che ci regalano e per la tutela della nostra casa comune, la Terra. Ma non è terminata qui la mia degustazione...nel prossimo articolo vi racconterò altri vini e vignaioli interessanti.


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